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  01.01.2006 - Basilea 2: novità per Banche e Imprese

A fine giugno, i governatori delle banche centrali e i responsabili delle autorità di sorveglianza del Gruppo dei Dieci (G10) hanno annunciato la firma del testo definitivo del nuovo accordo internazionale sul capitale bancario meglio noto come "Basilea 2".

Si è messo così un punto fermo al nuovo quadro di riferimento voluto dai governatori delle banche centrali del G10, dopo anni di lavori. Ora l'accordo dovrà essere recepito nei vari ordinamenti; per quanto riguarda l'Italia è già in fase di elaborazione la direttiva CEE. Le nuove regole entreranno in vigore nel biennio 2006 - 2007.
La data sembra lontana ma in realtà gli adeguamenti alla nuova normativa richiedono una notevole attività preparatoria in virtù della quale, di fatto, l'argomento è di particolare attualità, soprattutto per gli importanti riflessi che la sua applicazione avrà nel tradizionale rapporto banca-impresa. Come noto l'Accordo è rivolto alle Banche ed ha per obiettivo di migliorare la correlazione tra i loro requisiti patrimoniali ed i rischi effettivamente assunti. In particolare, per quel che concerne i rischi di credito, le banche dovranno utilizzare lo strumento del "rating" (valutazione della solvibilità del debitore e della sua affidabilità per gli impegni assunti) per misurare, in modo più preciso rispetto al passato, il rischio connesso a ciascun cliente e determinare l'accantonamento da effettuare.

Basilea - sede della Banca dei Regolamenti Internazionali, presso cui è insediato il Comitato di Basilea cui si deve la stesura degli accordi di Basile.
 www.basilea2.com

Ne consegue un impegno rilevante sia per gli istituti di credito sia per le imprese: i primi nell'affinare i metodi di misurazione e gestione del rischio di credito, le seconde nell'accrescere la trasparenza della propria informativa economica, finanziaria e di progetto e consentire alle banche una valutazione del merito creditizio che ha, rispetto al passato, margini di discrezionalità molto meno ampi.
Ciò fa ritenere da parte di alcuni che l'attuazione dell'Accordo possa in qualche modo penalizzare l'accesso al credito bancario delle PMI. In realtà così non è anche perché, rispetto alla proposta iniziale, la bozza aggiornata del documento ha recepito le modifiche richieste con insistenza soprattutto da Germania e Italia. Infatti, rispetto all'impostazione iniziale sono state introdotte specifiche modalità di calcolo dei requisiti patrimoniali relativi ai crediti riguardanti le imprese di minori dimensioni tenendo in opportuna considerazione la minore esposizione delle piccole imprese all'andamento ciclico dell'economia e la maggiore prevedibilità delle perdite connesse con portafogli di crediti concessi ad una clientela di modeste dimensioni. Nel rapporto tra banche locali e PMI, si ritiene che vi sia una minore rischiosità globale del portafoglio crediti, in relazione alla notevole diversificazione che tale rapporto assicura (elevato numero di affidamenti di modesta entità, concessi a numerosi imprenditori fortemente diversificati per settore di attività), rispetto a portafogli in cui hanno un peso significativo le operazioni con grandi imprese.
La vera novità di Basilea 2 consiste in realtà nella "riscrittura" del rapporto tra imprese e banche che da esso discenderà, portando ad una vera e propria "rivoluzione" culturale nel senso della reciproca fiducia, della trasparenza e del pieno rispetto delle norme. Nel nuovo sistema sarà infatti indispensabile che le imprese forniscano dati completi sulla loro situazione patrimoniale e reddituale e sull'articolazione ed estensione delle loro attività e che abbandonino la logica del "multiaffidamento" in favore di relazioni stabili con una singola banca di fiducia che, grazie ad una conoscenza più approfondita, assicura una maggiore stabilità del costo del credito e maggiore probabilità di sostegno in caso di difficoltà finanziarie.
La Banca Popolare di Puglia e Basilicata ha sempre dato particolare importanza al presidio della qualità del credito. Nell'ottica di Basilea 2 stiamo, in concreto, lavorando su tre iniziative:

 

- la messa a punto e l'utilizzo di un efficiente sistema di rating interno;
 
- una costante formazione del personale con l'obiettivo di migliorarne la professionalità e il processo di relazione   con il cliente;
 
- un programma per spiegare con chiarezza alla clientela come si costruiscono i rating interni e per aiutarla a   migliorarli con un'attività di consulenza sul bilancio o più in generale sul rapporto creditizio.
 
Nel dettaglio il sistema prevede la classificazione della clientela in dieci classi di rischiosità, crescenti da AAA a D. A tale classificazione si perviene abbinando le analisi dei documenti contabili (bilancio) del settore di appartenenza e del modo di operare con terzi (banche e/o società finanziarie), al giudizio qualitativo sul cliente formato nel tempo dai gestori della relazione.
Quest'ultimo aspetto rimane pertanto essenziale ed ineludibile nell'assunzione del processo decisorio della concessione creditizia.
La costruzione dei rating viene, inoltre, utilizzata per acquisire conoscenza del posizionamento complessivo del portafoglio clienti di tutta la banca (e delle varie unità operative), e degli assorbimenti di capitale (ancora nella logica sperimentale); per confrontare il rischio di controparte nelle varie delibere e/o revisioni; per associare rischio a rendimento.
Indipendentemente dall'ottica progettuale di medio-lungo periodo collegata alle nuove norme di Basilea 2, l'introduzione e l'utilizzo dei modelli di rating ha rappresentato un'opportunità strategica per rivedere i processi erogativi e costruire un progetto formativo che ha coinvolto tutte le Risorse preposte all'attività creditizia, con l'obiettivo di indirizzare le conoscenze professionali e le esperienze dei valutatori verso un'attività di vera e propria consulenza finanziaria nei confronti delle imprese clienti.
Si vuole in tal modo evitare che un utilizzo rigido dei ratings determini la compressione della capacità di indebitamento delle imprese seguite e, sopratutto, delle opportunità di investimento che vedono nel ruolo delle Banche di territorio partner naturale.
L'auspicio è che il percorso intrapreso verso forme corrette ed evolute di gestione del rischio di credito, che dovrebbe culminare con l'introduzione a partire dal 2007 dei nuovi criteri, sfoci verso più solidi ed efficaci assetti finanziari, ma non a scapito della capacità competitiva dell'ampio tessuto di piccole imprese che caratterizza l'economia italiana e, in particolare, quella del Mezzogiorno.
 
 
novembre 2004